”Ciao Lucio” di Raffaella di Maro. Recensione di Guido Paolucci

  • INTRODUZIONE DI GIULIANA SONNATI
  • Grazie a Raffaella di Maro e al suo libro “Ciao Lucio” abbiamo ‘evocato’ quegli anni la cui colonna sonora era anche per noi, spesso al ritmo di Lucio Battisti, cantore delle emozioni, ma anche artefice di alcune tra le pagine più ermetiche della musica italiana. Mattatore della canzone leggera agli esordi, ma anche sovvertitore di ogni canone d’orecchiabilità , idolo popolare indiscusso, ma anche incompreso, in esilio. Quella di Lucio Battisti è una storia di opposti che si attraggono . Sono ancora bellissime e attuali quelle canzoni, come se il tempo non le avesse toccate, ancora tenere ,plurigenerazionali, di cui ricordiamo tutte le parole, da cantare insieme, romantiche e allo stesso tempo innovative, vere storie in cui ritrovarsi. Tornano qui nel libro in modo originale e si mescolano abilmente alle giovani vite dei ragazzi e dell’Autrice, accompagnano le loro fasi di crescita, le loro difficoltà nell’inserirsi nel nuovo quartiere, tengono alte le loro speranze di giovani ,alimentandone le emozioni con tematiche di tipo amoroso. Il tutto condito con un linguaggio stilnovista, scapigliato, romantico, dadaista, intimista, il tutto in un gusto post-modugnano e ultra-pop, il genio musicale di Battisti e la gran trovata di Mogol.
  • Il libro molto ben scritto, con uno stile semplice e immediato, ha un ritmo avvincente che trascina il lettore portandolo velocemente fino alla fine. L’Autrice riesce così in modo piacevolissimo a creare, in chi legge , un altrove che ha il sapore proustiano dell’adolescenza.
  • Giuliana Sonnati
  • Follonica (Gr) 8 Dicembre 2018
  • RECENSIONE di Guido Paolucci
  • Ciao Lucio è un romanzo autobiografico che ci riporta indietro nel tempo, nella prima metà degli anni’70, il periodo forse di maggior successo di Lucio Battisti, quando le sue canzoni imperversavano alla radio ed erano sempre in cima alla hit parade. Io lo ricordo benissimo…
  • In quegli anni, un gruppo di liceali in un quartiere periferico di Roma condivideva una forte passione per il grande artista. Non solo si ritrovava ad ascoltare, suonare e cantare le sue canzoni (l’unica musica italiana ammessa alle loro feste), ma lo considerava un amico, un compagno speciale, sempre presente nella loro quotidianità. Nelle sue canzoni i ragazzi si riconoscono, trovando riflessi i sentimenti, le emozioni, gli stati d’animo della loro età. 
  • Tutta la narrazione, alquanto scorrevole e piacevole, è interamente costellata dalle canzoni di Battisti, che scandiscono il passare del tempo e le fasi più importanti della vita dei ragazzi. E’ originale il modo in cui il ricordo di Battisti si intreccia con quello degli anni dell’adolescenza dell’autrice, la cui presenza non è mai ingombrante, ma discreta e misurata per lasciar spazio e voce agli altri personaggi. 
  • Oltre alla dimensione “musicale”, il romanzo ha secondo me anche una dimensione “sociologica”, fornendo il ritratto di una generazione di adolescenti, descrivendo infatti come questi vivevano, si divertivano, interagivano fra di loro in un confronto, a volte implicito, altre esplicito, con i ragazzi di oggi.  
  • Consiglio certamente la lettura del romanzo, uscito non a caso nel ventesimo anniversario della morte del grande artista, a tutti quelli che amano Battisti, a quelli che sono stati adolescenti negli anni ’70 e agli adolescenti di oggi. Un modo per ricordare il grande Lucio e “come eravamo”…
  • Guido Paolucci
  • Londra 6 Dicembre 2018
  • Alla recensione dell’amico Guido per l’amica Raffaella di Maro, aggiungo alcuni commenti autorevoli che rendono così completo l’omaggio a un grande Autore italiano di tutti i tempi :Lucio Battisti.
  • Della musica leggera italiana mi piace tutto quello che ha fatto Lucio Battisti. David Bowi)”
  • Nella sua musica c’è qualcosa che ricorda Giacomo Puccini ( Pavarotti )”
  • Occorre separare il Battisti uomo, orso indecifrabile, dal Battisti leggenda, capace di dispensare emozioni ineguagliabili, di dar le ali alla poesia per canzone di Mogol, di colorare il nostro grigio quotidiano di fantastiche melodie, di rinnovare la canzone italiana come nessuno seppe fare prima e dopo. Con Battisti non se ne e’ andato va solo una caposcuola e un grande artista, ma un pezzo della storia del costume del nostro Paese, nonche‘ l’artefice di una colonna sonora immortale che ha unito almeno tre generazioni ( Mario Luzzatto Fegiz )”
  • Abile chitarrista e perfezionista, noto anche per l’attenzione ai dettagli e la cura quasi maniacale che dedicava agli arrangiamenti  e agli accordi . La sua produzione ha impresso una svolta decisiva al pop/rock italiano: da un punto di vista strettamente musicale, Lucio Battisti ha rivoluzionato e personalizzato in ogni senso la forma della canzone tradizionale e melodica, spesso combinandola con sonorità e ritmi tipici di svariati generi, riuscendo costantemente a rinnovarsi e ad addentrarsi con versatilità ed eclettismo nel rhyrhm ‘n blues, prog rock , elettropop, latina, arrivando a toccare anche la new wave , la disco music, il folk, il soul, il beat e altro ancora.
  • Grazie all’armoniosa integrazione della sua musica con i testi scritti da Mogol, a tratti ermetici Battisti ha segnato un’epoca della cultura musicale e del costume italiani, interpretando in stile poetico temi ritenuti esauriti o difficilmente rinnovabili, come il coinvolgimento sentimentale e gli avvenimenti della vita quotidiana; ha saputo esplorare argomenti del tutto nuovi e inusuali, (Stampa Internazionale).
  •  Fra noi c’era una grandissima stima reciproca, una stima esagerata. Io pensavo che lui fosse un musicista straordinario, lui pensava che io fossi un grande poeta. (Mogol )
  • “Lettera di Mina a Lucio Battisti”
  • Caro Lucio,
    questa è una lettera che volevo scriverti da tanto, tanto tempo. Ogni volta che sentivo un tuo pezzo, ogni volta che qualcuno, per strada, fischiettava qualcosa di tuo mi veniva voglia di mettermi in contatto con te, ma ho preferito rispettare (figurati se proprio io non lo dovevo fare…) il tuo desiderio di essere lasciato in pace. E forse ho fatto male, sai? Perché adesso non so come fare per restituirti, almeno in parte, la gioia, la tenerezza, il senso di invincibilità, la coscienza di fare qualcosa di perfetto che mi dava il cantare i tuoi pezzi. Erano come il più inattaccabile meccanismo, come l’arma più efficace, come una corazza lucentissima, come una seconda pelle ancora più aderente della prima. Erano costruiti con quella apparente semplicità, con quel naturale delizioso totale mood cosmico, che fa pensare alla fluidità di Puccini, al prezioso andamento di certi canti gospel. E insieme così piantati nella tradizione della canzonetta italiana da far cantare i garzoni mentre vanno in bicicletta a consegnare il pane, i bambini e tutte le madri d’Italia mentre preparano il pranzo per i propri cari.
    Che talento straordinario, che dono raro quello di essere capiti da tutti e da tutti essere amati proprio per quello che realmente si è. Sei stato il più grande nel realizzare il miracolo che ci fa sentire tutti figli della stessa materia, che ci fa cantare tutti insieme con le lacrime agli occhi.
    In questi giorni ho dovuto assistere a qualche intervento sgradevole e a tanti, tantissimi omaggi commossi e sinceri. Voglio ricordarmi soltanto questi. Voglio ricordarmi gli occhi lucidi di ragazzi giovanissimi e di uomini e donne anche più che adulti. Voglio ricordarmi i tuoi, che Dio li benedica, ti hanno difeso con la forza dell’amore da tutto il caravanserraglio massmediatico. Voglio ricordarmi quei piccoli mazzolini di fiori, quei bigliettini che ti hanno portati anche loro, credo, per cercare di restituirti un pochino di quello che tu hai dato a tutti noi. Sai, avevo un sogno. Una pazzia. Insieme con Moreno, un giovane corista molto bravo che tu non hai conosciuto, ma che ti ama almeno quanto me, avevamo deciso che se tu mai avessi fatto di nuovo un concerto, saremmo venuti a farti il coro. Per il grande piacere di stare dietro di te e cantare insieme a te quelli che sono i nostri perfettissimi, storici, splendidi, adorati pezzi di vita. E, nella nostra follia, avevamo già pensato alla scaletta, a quali pezzi fare, alla formazione dell’orchestra, persino ai vestiti. Ogni volta che ci incontravamo in sala di incisione aggiungevamo qualche dettaglio al nostro progetto. Tutto era variabile tranne la presenza di due soli coristi: noi due, per l’appunto. Non importa. Vuol dire che la cosa è soltanto rimandata.
  • Tua “Mina“.
  • 28 settembre 1998 (19 giorni dopo la morte di Lucio Battisti)
  • Commovente questa lettera di Mina… come le lacrime sincere versate da chi lo ha amato e considerato un amico.Lucio Battisti è entrato nel mito, per un’infinità di motivi, perché era e rimane il più bravo cantante e non ha cercato altro che essere che un cantante.
  • “Ciao Lucio ” di Raffaella di Maro . Aletti editore
  • http://www.unilibro.it
  • http://www.libreriauniversitaria.it
  • http://www.amazon.it
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