La figlia femmina.di Anna Giurickovic Dato. recensione di Giuliana Sonnati

Il libro riesce a catturare subito tutta l’attenzione del lettore, tanto che non riesce a interrompersi, e continua così ‘d’un fiato’, fino in fondo, fino alla fine.

La scrittura di Anna, ammaliante e tutta al femminile, ha uno stile particolarissimo e come un prezioso e amorevole ricamo, pervade tutto il romanzo con mano lieve e con lo stesso ritmo avvincente, musicale, descrive con leggerezza il mostro e i suoi orrori.

“Maria che profuma di timo è bianca come il latte caldo, Maria che scioglie il miele”

Il problema viene subito affrontato senza tanti preamboli, mischiando con dolcezza eventi forti a descrizioni evanescenti.

La trama si svolge tra Rabat e Roma, in modo fluido, scorrevole in continui flashback, ruota tutto intorno alla vita di Maria, la figlia femmina di Giorgio, diplomatico con devianze sessuali pedofile, e Silvia, moglie innamorata, ignara, ingenua.

La durezza, la minuziosa osservanza delle regole, erano la gabbia che si era costruito per fermare il mostro.”

Fin dall’inizio,già durante la loro luna di miele a casa di amici, la sua vera natura sarebbe stata evidente a un attento osservatore, che avrebbe saputo ben valutare quei suoi sguardi eloquenti rivolti a Bibì, figlia dodicenne dei loro ospiti,dalla

pelle bianca di perla coperta da piccole, dolcissime, sottilissime efelidi”

“così pallida e morbida, con i seni a punta e i piedini puerili…una fermezza carica di sensualità.

Sensualità!, così piccola e ingenua.”

E quindi la nascita a Rabat,della loro figlia Maria, e il dramma di una bambina che subisce, vittima innocente, gli abusi del padre. Tutto già ben interpretabile dalla sua irrequietezza, dalla sua insonnia, dal suo bisogno di isolamento e da quelle manifestazioni comportamentali scambiate per strane nevrosi.

I segreti incestuosi, rimangono comunque sigillati entro le mura di casa, che le finestre chiuse isolano dal magico mondo esterno, senza coinvolgerlo e senza che ne vengano disturbati i colori, i profumi speziati, l’atmosfera delle esotiche culture marocchine.

A Roma,dopo la morte del padre, Maria tredicenne, diventata una ossessiva, disinvolta e sconvolgente Lolita, cerca di sedurre il nuovo amico di Silvia presente e sconcertata, senza pudori, priva di innocenza, come assalita da un ‘ancestrale voglia di vendicarsi.

L’Autrice si spinge ad addentrarsi nella psiche umana, nei dubbi annosi ed eterni dove nulla è mai come sembra e dove non sempre si vuol vedere la realtà per come è, dove chi dipinge ciò che vede “ciò che vede è diverso da ciò che è reale”.

Entra quindi in quella sfera dove regnano i sensi di colpa di chi non è riuscito a difendere le fragilità dei figli, dove le vittime e i carnefici, il lupo e gli agnelli, possono essere tutti ugualmente colpevoli degli stessi misfatti.

Mi è così difficile credere che uno stesso evento possa essere divertente o tragico, gioioso o violento perché così si sente chi lo percepisce. Mi risulta impossibile comprendere come persone che condividono lo stesso tetto e abitano dentro comuni abitudini possano effettivamente vivere e sentire in maniera diversa, talvolta opposta, lo stesso identico attimo di vita.

Bellissimo romanzo,da leggere.

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