LA RAGAZZA.Racconto breve di Giulio Piero Baricci.

4* Puntata

Quel pomeriggio, dunque, la ragazza stava camminando tranquillamente per il viottolo sull’argine del Salarco, compresa nei suoi soliti pensieri. In quella pianura, dove trovare un posto situato al di sopra di campi e strade era davvero un’impresa, le sponde rialzate dei torrenti rappresentavano il luogo ideale per osservare le cose da una prospettiva diversa. A volte, insieme alle figliole di Bistarino, la ragazza saliva sugli alberi per guardare la campagna ma per lei non era mai come ammirarla dall’alto dei grottoni. Da lì il mondo le appariva più vasto e più bello di sempre e l’orizzonte che si spalancava ogni volta ai suoi occhi, spalancava ogni volta i suoi pensieri. E poi sopra gli argini soffiava spesso un leggero venticello che le accarezzava la faccia, le stuzzicava i capelli e le regalava tutti i profumi della vallata.

Per andare dal San Bartolo verso il cimitero delle Chianacce, si poteva percorrere la piccola strada a sterro che per tutta la prima parte del tragitto costeggiava il torrente Salarco, a tratti proprio attaccata alla base della scarpata di sinistra e a volte un po’ più distanziata, ma la ragazza non aveva mai considerato quel percorso. Lei amava starsene da sola in vetta ai grottoni e spesso su quello dalla parte dei suoi campi. Sull’argine opposto ci andava raramente. Nei dintorni non c’erano passerelle di collegamento e lei, anche se in certe stagioni lo avrebbe potuto tranquillamente fare, non se la sentiva più di rischiare il salto del fosso centrale, dove l’acqua, poca o parecchia, non mancava mai. Non aveva dimenticato che una volta, inseguendo il suo gatto, vi era caduta dentro. L’acqua, tutto sommato, non l’aveva trattata troppo male, invece la mamma era stata molto meno comprensiva.

Camminando in direzione del cimitero, quando alberi o arbusti non le imbrogliavano la vista, poteva riconoscere i poderi, guardare i campi, le colline lontane e parti della strada sterrata che ogni tanto le apparivano accanto. All’altezza della quercia del Moranda, le vie di terra e di acqua scioglievano definitivamente il loro abbraccio e proseguivano in solitudine i loro tragitti: la prima, passando per le Chianacce, arrivava fino a Foiano, e l’altra, dopo un breve cammino, si gettava nell’Allacciante di sinistra del canale Maestro, il popolare “Fosso”. L’ultimo pezzo di strada e il grottone del Salarco, poco prima della netta disgiunzione, erano avvinghiati l’uno all’altro come se avessero voluto salutarsi per un’ultima volta, ma alla ragazza, che non sapeva cogliere la romantica sfumatura, quel punto metteva sempre timore e tanta soggezione, anche con la luce del giorno, anche con la bella stagione. Quel breve tratto di strada là sotto, circondato da piante, rovi, sterpaglie e rose selvatiche, evocava in lei sensazioni spiacevoli. Assomigliava a una lunga galleria, a un passaggio buio e lugubre che lei aveva sempre immaginato come un posto perfetto per marroche, le streghe brutte e cattive che, stando a quanto dicevano i vecchi contadini, rubavano i bambini soli, per mangiarseli di nascosto in posti come quello. Così, quando arrivava nei paraggi, la ragazza si sentiva soffocare e non riusciva più ad andare avanti speditamente.

4 Continua

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