LA RAGAZZA.Racconto breve di Giulio Piero Baricci

3*Puntata

Il sor Elfo e la moglie sora Gemma avevano un’unica figlia che si chiamava Tosca. Donna Tosca era sposata al nobiluomo biturgense Arrigo Granai, ma il loro non fu un matrimonio d’amore. I due non ebbero figli e, dopo una breve convivenza, ognuno andò a stare per conto proprio, lei in val di Chiana e lui a Sansepolcro.

– Donna Tosca – dicevano i contadini – ‘un sarebbe mica tanto bruttarella, ovvìa… ma a vedella da fòri, sempre vestita a maschiaccio, ‘un pare manco una femmina! Eppoi, anco in casa, ovvìa… ‘un sa fa’ proprio niente, né la massaia né la padrona e né manco la moglie! – Su donna Tosca i contadini ne avevano dette sempre tante ma in fin dei conti non tutte sembravano azzeccate. Donna Tosca, infatti, una cosa almeno la sapeva fare e la faceva alla perfezione: la caccia. Era una cacciatrice paziente, infaticabile e silenziosa, e aveva una mira infallibile, come pochi al mondo. S’intendeva di animali selvatici, cani segugi, appostamenti, richiami, tracce, fucili, piombi e polveri da sparo, e inoltre sapeva preparare qualsiasi tipo di cartuccia. Donna Tosca andava in giro vestita sempre allo stesso modo. Indossava pantaloni alla cavallerizza, giacca di velluto a piccole coste e stivali di cuoio, ma quando stava cacciando, a quell’abbigliamento aggiungeva un cappello verde con penne di fagiano e, incrociate a tracolla, le sue due micidiali doppiette sempre cariche. Si muoveva a cavallo e cavalcava a maschio meglio di qualsiasi maschio e spesso, cavalcando le piaceva sparare. Nella sua riserva di caccia, la rinomata riserva delle Ferriere, donna Tosca si faceva accompagnare ogni volta dal fido guardiano Maso, però Maso, quand’era con lei, non portava mai il fucile. Maso doveva pensare ai cavalli, recuperare gli animali morti, badare ai cani segugi e, al bisogno, passare alla padrona le cartucce che teneva nelle tasche dei calzoni sempre pronte alla consegna.

Continua…

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