La RAGAZZA .Racconto breve di Giulio Piero Baricci

Questo racconto ha vinto meritatamente il 1 premio Tagete 2017, ad Arezzo, per la narrativa inedita.

Si tratta di una ‘novella’ ambientata in Valdichiana, in quella campagna pianeggiante che era stata un tempo sommersa dalle acque, un vero acquitrino del sud senese, risanata dai Lorena con le colmate, fatta ora di canali, greppi, grandi poderi e sopra questi, più in alto sui poggi, di case padronali.

Una storia forse vera, o forse scaturita dalla grande infinita fantasia dell’autore Giulio Piero Baricci, profondo conoscitore e studioso di queste terre che ormai non hanno segreti per lui, ma che attraverso lui parlano, confidano arcani di cose sempre taciute o solo sussurrate e di cui nessuno saprà mai come si siano svolti gli accadimenti…sempre che siano accaduti realmente.

Storie come questa che nessuno ha mai scritto, ma tramandato attraverso i racconti dei coloni nelle lunghe veglie di fredde sere d’inverno, seduti sulle panche dentro i grandi camini di cucine immense, mentre le donne filavano la lana e i bambini ascoltavano incantati con gli occhi sgranati…

(Giuliana Sonnati)

La ragazza

1 puntata

Alcuni lamenti, un forte scoppio e urla concitate attirarono l’attenzione della ragazza, mentre camminava lungo il viottolo sull’argine del torrente Salarco. La ragazza abitava nel podere San Bartolo, uno dei numerosi poderi della tenuta delle Ferriere, e, come ogni domenica, stava andando a incontrare la mamma di ritorno dal cimitero delle Chianacce. Era un’afosa giornata di agosto e il sole si trovava a ponente, già arancione ma ancora in cielo. Il granturco ondeggiava alto e verde intorno alla grande quercia, la quercia del Moranda. Ogni volta che la ragazza arrivava lì, rallentava sempre il passo, per ritardare ancora l’incontro e godersi il più a lungo possibile la libertà del viaggio in solitudine. Diversamente dal solito, quel pomeriggio non proseguì il cammino ma corse in fretta verso casa, precipitandosi per la strada sottostante a gambe levate e senza voltarsi mai indietro. Raggiunse il San Bartolo in un battibaleno e, da quella volta, non volle ritornare più alla quercia né da sola né in compagnia. Quel giorno, con la prima brezza del tramonto, si dispersero lontano i passi solitari e gli arcani pensieri che le avevano tenuto sempre compagnia. Con loro volarono via tutti i sogni e le speranze di un’età disincantata. Il suo piccolo mondo rimase là, fermo sul greppo del torrente, nascosto tra rovi e sterpaglie e poi dimenticato insieme alla sua innocente gioventù. La tremenda paura di allora e la corsa forsennata verso casa, però, non le avrebbe dimenticate mai. La ragazza era la figlia del Moranda e tutti la chiamavano Morandina.

1 continua…

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