All’amico Sergio.di Giuliana Sonnati.

Mi trovo a ripercorrere con qualche frame, la storia della nostra lunga amicizia.

Un flashback, io giovanissima, barche a vela vicine, progetti di viaggi infiniti, e …finiti come quella volta contro uno scoglio alla Maddalena…

Non vi trovavamo più, tu e tua moglie Loredana eravate sempre più veloci,sempre più avanti…

Ci chiedevamo”ma dove saranno i Borghi?”.

E allora a cercarvi invano via radio…ma quella vostra prima vacanza da soli per mare, la trascorresti con la barca su un invaso in Sardegna…

Sorrido al pensiero pensando alla tua delusione.

Ma niente poteva fermare te e Lori.

Eri così innamorato del mare e lei di te, una coppia perfetta,sempre insieme,sempre uniti a levare l’ancora, pronti a salpare con incoscienza con tutti i tipi di vento e tutti i moti del mare.

E quando nelle sere stellate,seduti nel pozzetto,ci facevi sognare con i tuoi inesauribili racconti di viaggi per mare,descritti con l’enfasi che ti ha sempre contraddistinto.Viaggi col mitico ing. Bianchi,simpaticissimo amico pisano come te, che nei momenti cruciali della navigazione, quando diventava lunga e noiosa nei quarti notturni, vi teneva svegli e attenti con fantasiose ricorrenti storie di donne…forse mai esistite,ma che finivano tutte allo stesso modo.

E il mare d’inverno…che meraviglia quelle veleggiate nei week end, quando puntavamo la prua verso l’Elba e lì ad attenderci, sul molo deserto di Porto Azzurro, c’era un ristorantino dove non mancava mai il pesce fresco e il sole,che ci scaldava e rendeva speciali quelle lunghe tavolate all’aperto.

E quando a Febbraio,durante il Carnevale locale elbano,tu e Lori vi confondevate la sera tra quegli abitanti in maschera,dove nessuno riconosceva nessuno,e ballavate sotto le stelle senza sapere con chi.

E tu,che parlavi parlavi sempre,ci confondevi con racconti di viaggi scannerizzati per noi, tanto che alla fine eravamo convinti di esserci stati con te.

Ricordo il Brasile, a Rio durante il Carnevale,vero trionfo della “negritudine”dove per anni tornavate incantati e attratti da un’umanità fatta di rara bellezza,venuta fuori dal mischiarsi delle razze,là dove donne nere di pelle avevano capelli biondi e occhi azzurri.

E le crociere nei Caraibi,dove realtà e fantasia si fondevano fino a diventare una cosa sola, nei tuoi racconti spinti ai confini della realtà .

E poi a Parigi,dove quella splendida casa,in posizione strategica nella parte vecchia della Ville Lumière,ti permetteva tra le altre cose, di raggiungere rapidamente il Louvre e perderti lì ogni sera per ore.

Ricordo quella volta che andammo al ‘Roland Garros’ e io vi trascinai a piedi in una maratona per i boulevards, per i lungo senna, mentre ti chiedevo di raccontarci la storia di ogni piazza,luogo…e tu riuscivi con maestria ad animare come in un film d’epoca,tanto eri straordinariamente capace di rievocare , far rivivere personaggi storici, stupendo con particolari inediti e incredibili, che rivelavano tutta la tua immensa e rara cultura.

Un ingegnere laico,così ti sei sempre definito,scrittore,poeta,pittore di acquerelli raffiguranti quelle che Lori definiva ’donne nude’,ma che tu precisavi essere ‘nudi di donne’,dipinti nella terra dei Macchiaioli.

La tua scrittura particolarissima,come la poesia,fatte di brevi frasi,concise fino allo spasimo,dove il verbo si trova sempre in fondo e aggettivi e avverbi ruotano veloci fino a raggiungerlo, senza però mai nulla togliere al significato.

Questo il tuo linguaggio, quello dell’urgenza comunicativa,un linguaggio moderno che hai proseguito sulle orme di Calvino, che ora riposa lì accanto a te, in quel piccolo ‘Camposanto’,dove sono certa vi terrete un’ottima compagnia.

Un linguaggio che definirei anche onomatopeico,perché riesce a far sentire i profumi del bosco e quello forte del mare,i canti dell ‘upupa, il chiarore della luna sul mare.

Grazie Sergio,è stato davvero un privilegio conoscerti,continuerò a leggerti, pubblicarti perché tu possa restare sempre con noi.

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