Nessuno è colpevole (romanzo)

II

LaScalaDiGiacobbe425

Il giorno dopo mister Sergio Cipriani scrisse un biglietto molto stringato con l’intenzione di farlo recapitare a questo Gian Giacomo Corsi. Poche e sinteticissime parole:

“Caro dottor Corsi, ho letto alcune sue cose e sono rimasto affascinato dalle sue teorie. Sono anch’io un ricco-potente e vorrei essere “redento”. Quando vuole mi chiami: 3629475269”

Gian Giacomo considerò questa apertura un’interessantissima conseguenza della diffusione delle sue idee e fissò subito un appuntamento col nuovo ammiratore.

Arrivato nei suoi uffici, fu colpito e anche un po’ intimidito dalla grandiosità discreta dell’ambiente: segretarie bellissime fasciate in tailleur firmati, locali arredati con gusto gelido e funzionale, atmosfera di calma e di elegante efficienza….

Lui era vestito come sempre in modo semplice ed asettico, fedele al suo proposito di apparire una persona qualsiasi: umile, dimessa, normale… Giacca, camicia aperta sul collo e jeans. Fu puntato un attimo dalle segretarie abituate ad accogliere solo manager, politici e affaristi vari sempre ingessati nelle loro grisaglie, e fu fatto entrare nel grande studio del grande capo.

Quando fu dentro, il Cipriani si alzò di scatto, fece il giro della sua immensa scrivania e gli porse la mano con calore. Lo fece accomodare nella poltrona davanti alla sua scrivania e si sedette a sua volta.

« Bene signor Corsi, la ringrazio per aver accolto il mio invito con questa sollecitudine, si vede che è interessato quanto me a questo incontro…»

« Beh mi ha colpito la sua allusione alla redenzione, molto spiritosa e significativa… Vedo che lei ha colto bene il senso anche ironico delle mie idee… La mia reale mancanza di acredine verso chicchessia e soprattutto verso i potenti… Lei pensa di avermi chiamato per capire chi sono veramente o per capire quali sono le mie vere intenzioni, ma in realtà lei mi ha chiamato proprio per “redimersi”, caro Cipriani, avendo subito una sorta di scacco matto mentale dalla mia “mossa”, e avendo quindi capito che la sua vita è molto lontana dalla felicità… »

In effetti il Cipriani, dopo aver letto quell’editoriale e conosciuto più a fondo le teorie del Corsi, aveva ripensato immediatamente alla sua adolescenza di frustrato. Alla sua esclusione da parte del gruppo di amichetti da molti giochi fisici rispetto ai quali era considerato una schiappa e al suo successivo ferreo proposito di dimostrare che lui valeva più di tutti.

Aveva ricordato la sofferenza subita e sopportata per le continue prese in giro da parte loro e il suo successivo immergersi negli studi per diventare il più bravo, il più intelligente, il più “potente”…

In un veloce flash-back di autocoscienza aveva poi ricordato come, una volta raggiunto il suo fine, quando a soli trentadue anni aveva ottenuto posizioni di potere quasi impensabili per un trentenne, aveva cominciato a rimuovere quei ricordi. A quel punto infatti si sentiva definitivamente forte e le sue frustrazioni adolescenziali diventavano solo un input sbiadito; solo la causa inconscia che lo aveva spinto ad affermarsi in modo così brillante.

Quando però aveva conosciuto le teorie del Corsini, tutto era tornato a galla improvvisamente, e “il grande faccendiere” si era sentito veramente “colpito nell’intimo”. Ora non sapeva bene nemmeno lui perché aveva voluto incontrare subito quell’uomo. Era un bisogno intimo, appunto, una curiosità ancestrale, il desiderio di vedere da vicino colui che aveva messo il dito sulla sua piaga dimenticata.

« Beh, perché non ammetterlo, quello che lei pensa ha una base di verità. Anche se non tiene conto del fatto che i complessi di inferiorità possono essere superati e non solo rimossi – tra le passioni culturali del Cipriani c’era la psicoanalisi, che era stata anzi essenziale per inquadrare e rendere inoffensivi molti suoi avversari e concorrenti durante la sua scalata al potere – e viceversa però: i complessi di inferiorità possono determinarsi anche in giovinezza o in età matura, per meccanismi opposti a quelli che lei descrive: uno vive magari un’adolescenza perfetta e poi non riesce ad affermarsi nella vita da adulto; allora si sente frustrato come e più di chi ha maturato complessi nell’adolescenza…

Magari è il caso suo, dottor Corsi, che ora, per affermarsi a livello pubblico, deve sfuculiare i complessi dei potenti… Non ci sarà un pizzico d’invidia a posteriori? »

« Può darsi che sia così, perché no – rispose sorridendo Orsini, astenendosi dal mettere in evidenza il tentativo di stoccata compiuto dal suo interlocutore – ma è lei che ha sentito il bisogno di conoscermi e ancora non mi ha detto cosa vuole farmi sapere, o cosa vuole propormi… »

« Vede caro Corsi, io so che le sue idee e il suo movimento faranno colpo su tanti e soprattutto faranno colpo sull’intellighentsia di questo paese; sui giornalisti, sugli scrittori, sui comunicatori di tutte le specie; e anche sui preti, per la strana vicinanza delle sue idee a quelle del cristianesimo.

Questa ottima accoglienza in quegli ambienti produrrà subito fama e consenso. Il potere apparente – quello che tutti conoscono come potere – sarà spiazzatissimo dal taglio che voi date al problema: da una parte sarà conquistato dal vostro approccio e dall’altra sarà traumatizzato, tanto da favorire, con le sue reazioni sbagliate, la vostra ascesa… Per cui voglio offrirvi la mia consulenza, e la mia alleanza… Così, subito, per un’illuminazione che i suoi scritti hanno prodotto in me…

Mi creda, è successo molte volte nel corso della storia che il vero potere, quello disincantato e intelligente, dopo aver capito che un’idea era storicamente vincente, si è alleato con i fautori di quella idea. Anche se essa andava contro i suoi interessi.

E’ una questione di lungimiranza effettiva, e di sopravvivenza: si riconosce la superiorità dell’avversario, ci si leva il cappello e si offre l’alleanza… Così fecero ad esempio molti nobili romani e poi addirittura alcuni imperatori con il cristianesimo…

E così fecero molti nobili francesi ai tempi della rivoluzione.

Gli arrabbiati giustizialisti che attaccano beceramente e moralisticamente il potere sono dei poveretti condizionati da una visione elementare della storia. Sono come i Ciompi, che si ribellarono ingenuamente ad un potere allora ancora inattaccabile; o come le altre decine di gruppi ribelli del medioevo, che scelsero tempi immaturi e metodi ingenui per le loro rivolte. Contestarono poteri ancora ben saldi e ben radicati come legittimi nell’inconscio collettivo delle masse, poteri che quindi non potevano in nessun modo essere veramente intaccati in quel momento storico…

Voi siete più raffinati, voi siete dei veri nemici, attaccate i poteri nel loro campo, snobbandoli ed accerchiandoli con i pensieri; usate gli stessi loro metodi di persuasione occulta e in questo modo li fate “invecchiare”, apparire bolsi e desueti, e quindi li indebolite veramente… »

Gian Giacomo Corsi rifletté solo un attimo su quelle parole pronunciate con tono neutro e asettico dal suo interlocutore, e proprio come in una partita di scacchi fece la sua mossa di risposta.

In fondo quelle parole non erano che la conferma concreta delle sue teorie. Quel ricco era stato fulminato da esse, si era sentito davvero un inferiore, un frustrato, e ora ammetteva quella sua debolezza chiedendo alleanza e protezione.

« Bene signor Cipriani, accolgo la sua richiesta di “alleanza” e sono pronto a collaborare con lei, ma, contrariamente a quello che forse pensa, non voglio denaro per il mio movimento, voglio solo che lei prosegua per conto suo in questo cammino di “pentimento”, e quando vedrò quello che ha fatto, se lo considererò positivo, glielo riconoscerò pubblicamente. Rifletta dunque e decida quello che vuole fare, io sono pronto a diventare suo amico… »

Si alzò dalla poltrona di scatto e porse la mano al Cipriani. Poi si allontanò quasi di corsa.

Era l’ennesimo segnale di snobbamento che dava a quel ricco-potente: una pacca sulla spalla e via…

Cipriani restò lì un po’ interdetto, sempre più spiazzato e sempre più affascinato da quel signore che, secondo il suo punto di vista culturale, faceva mosse mentali simili a quelle di un profeta dell’antichità. Mosse basate sullo spiazzamento spirituale continuo, che costringevano l’interlocutore a seguirlo dovunque lui lo portasse.

« Se lo ha ottenuto con me, questo effetto, figurati cosa può succedere con gente più sprovveduta! » Ebbe l’ulteriore certezza di assistere alla nascita di un fenomeno storico importante, decisivo, qualcosa che poteva davvero influire sulla storia come una sorta di nuova religione.

Naturalmente – considerando sapientemente che la realtà psichica dell’occidente è basata sul razionalismo e sulla scienza – quel movimento non si presentava come una religione. La sua “dottrina” non aveva niente di mistico o di tendente al soprannaturale. Della religione aveva solo il fascino estetico-spirituale e la capacità di toccare le parti più profonde degli inconsci: scossa dei precordi e innesto del meccanismo pentimento-conversione…

Cipriani capiva tutto questo, e non poteva quindi banalmente soltanto “convertirsi”. Doveva trovare un altro modo di partecipare, o solo di reagire, allo sviluppo di questo movimento.

Indifferente infatti non poteva restare. Anche se era cosciente dei meccanismi psichici su cui faceva leva il Corsi, era stato colpito in una zona profonda del suo inconscio e lui sapeva bene che, quando l’inconscio è veramente “colpito”, il conscio può solo ubbidire.

continua

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