I racconti d’appendice (16)

L A   S T R A N A   S T O R I A   D I   L I N D A   L A N D I

(finale)

  

I primissimi tempi visse di nuovo abbastanza tranquilla, quasi come era successo all’inizio di quella storia, quando aveva ripreso in mano il suo libro dopo averlo buttato. Ma passarono due settimane e non successe niente, né dentro né fuori di lei, e Linda si rese conto che la sua vita era di nuovo ferma, involuta, completamente amorfizzata. Stavolta non si era prodotto nessuno stato di grazia e lei non riusciva ad attendere fiduciosa gli avvenimenti che il destino doveva “scodellarle” davanti; anzi: più il tempo passava, e più si sentiva incerta ed agitata. 

Se quella non era la strada giusta, cosa doveva fare? Forse doveva ricominciare subito a leggere il libro?… O forse aveva solo interpretato male l’ultima lettura, e lei non era affatto stata graziata dal “suo” Dio?
Visse per altre due settimane macerandosi su questo tipo di dubbi, e alla fine, sentendo che cominciava a tornare la vera ansia, decise di tornare a guardare il suo libro.

Una sera allora lo tirò fuori dalla scatola, e con una tensione emotiva salita di nuovo all’ultimo stadio, ricominciò a leggere.
Lesse tutto d’un fiato fino alla fine, e mentre leggeva quell’epilogo non sapeva se rallegrarsene o no. Non vi sto qui a citare esattamente le frasi del romanzo. Vi dico solo che si raccontava che Zeudi, dopo quel terribile spavento, aveva capito quanto Antonio (il suo Claudio) fosse importante per lei, l’aveva raggiunto a casa sua, l’aveva abbracciato e gli aveva chiesto di sposarla. E si erano sposati poi. Lei aveva smesso di fare la “maga”, aveva mollato tutte le sue masturbazioni mentali sull’esoterico e sul destino e aveva fatto due figli. Avevano vissuto nella villetta sul mare e, dopo aver comprato il terreno circostante, si erano costruiti un alberghetto, con i proventi del quale avevano potuto tirare avanti sereni e contenti.
Capite?… Happy end classico! Dei più ovvi e smielati! Dei più banali! Sembrava la fine de I Promessi Sposi.
Nessuna terribile punizione per lei, nessuna tragedia per Antonio-Claudio, solo la vita normale di due persone che metton su famiglia…

Lo spiazzamento fu totale. La storia del libro dunque se n’era andata da tutta un’altra parte e lei, non seguendo la sua trama, aveva perso definitivamente il treno di Claudio, il treno del grande amore, il treno del matrimonio e della vita serena in famiglia.
Se avesse lasciato scorrere la storia senza intervenire, forse avrebbe vissuto tutto quello che era scritto nel libro. Alle 19 di quel giorno, dopo aver sentito la notizia alla radio, sarebbe corsa al commissariato, avrebbe saputo che il ferito non era Claudio e, probabilmente, avrebbe avuto la stessa reazione di amore e di entusiasmo che aveva avuto Zeudi. Poi avrebbe letto il libro fino alla fine e non avrebbe avuto più dubbi sul da farsi, avrebbe accettato come forza del destino quello che probabilmente era un suo desiderio di fondo: mollare finalmente la continua tensione che aveva caratterizzato la sua vita e trovare la pace in una storia d’amore dolce, tranquilla, idilliaca.
E invece lei era uscita da quella trama. Col suo gesto volontario aveva fatto prendere un’altra strada ai suoi avvenimenti; così aveva rovinato la storia con Claudio e aveva perso i contatti con lui….
Ora era passato più di un mese. Era possibile recuperare quel rapporto?…
Presa da una scarica di angoscia totale, Linda, in un ultimo, tardivo tentativo di recupero, decise di chiamare Claudio. Forse ancora poteva, forse non era troppo tardi…

Sai quando fai una cosa solo per scrupolo?… Sapendo benissimo che non hai nessuna chance?… Che lo fai solo per toglierti l’ultimo dubbio, per smettere di tormentarti?… Ecco, Linda si sentì così, quando, fatto quel numero, ascoltava i tu-tu del telefono cercando disperatamente di organizzare le parole con cui avrebbe risposto a quel “pronto”. E quando sentì rispondere una voce sensuale di ragazza, non si meravigliò più di tanto. Anzi, si disse: « Vedi?… Lo sapevi benissimo!» e completò quella telefonata come fosse una pratica burocratica.
«Posso sapere chi è lei?…» rispose con tono stizzito quella voce alla sua richiesta di parlare con Claudio. E Linda non ebbe più la forza di proseguire: « Niente, niente – mormorò – sono una sua vecchia amica, ma non importa…» e riattaccò.
Ormai era tardi, tutto si era compiuto, e magari davvero il buon Claudio stava per sposarsi, fare dei figli, sistemarsi. Chissà, questo probabilmente lei non l’avrebbe mai saputo…

***

Il libro era finito dunque, e nel finale non c’era stato niente di tragico per lei, solo la consapevolezza del fatto che ormai non poteva più rientrare in consonanza con quello che lì si raccontava. La sua vita proseguiva normalmente insomma, come prima dell’incontro con quel libro.
Solo una cosa era cambiata: ora aveva i soldi, molti. Erano una base facilitante per ricominciare. Poteva fare quel che voleva. Poteva andare dove voleva, far ripartire da qualsiasi punto la sua storia. La sua vita continuava insomma, e lei doveva ancora scegliere; di nuovo: cosa fare…dove andare…con chi dividere la strada…

Dopo qualche giorno di pacata riflessione, decise di partire. Senza dire niente a nessuno, vendendo la sua casa, facendo il punto sui suoi conti in banca e portandosi dietro, oltre al libretto degli assegni, solo una valigia con le cose più care: qualche vestito, qualche foto, qualche oggetto e il suo libro “maledetto”.
Partì in aereo, per Parigi, una sera di settembre, senza troppi patemi, con uno stato d’animo neutro e aperto ad ogni possibilità. Non sapeva neanche lei cosa avrebbe fatto là, né dove avrebbe dormito, né quanto sarebbe restata. Non sapeva più niente del suo futuro e questo le dava uno strano senso di euforia.
Il suo libro era finito ormai e lei poteva finalmente disfarsene senza sensi di colpa. Lo lasciò semplicemente sopra un sedile della sala d’attesa dell’aeroporto di Catania, pensando che qualcuno magari l’avrebbe trovato, e l’avrebbe sfogliato con curiosità, e magari, dopo aver letto, l’avrebbe cercata in tutta Europa, in tutto il mondo, incuriosito da una storia così magica e strana.

Arrivata a Parigi, s’innamorò subito della città. Stranamente non c’era mai stata e le sembrava davvero che quella poteva essere, dopo anni di peregrinazioni, la sua sede definitiva. Comprò un appartamento non troppo grande in una strada vicino al centro e cominciò ad imparare il francese.
All’inizio senza il suo libro si sentì un po’ spaesata, ma quando si trovò di fronte alla prima persona interessante – un francese di nome Roger, che aveva un’aria nello stesso tempo distinta e bohemiènne – sentì, lieve, la paura di lasciarsi andare a quell’incontro. La paura di non sapere se sarebbe andato bene o male, se l’avrebbe fatta soffrire o gioire, se sarebbe stato l’incontro decisivo della sua vita o solo un incontro come tanti altri.
Senti aspro nella sua bocca il sapore dell’imprevisto, dell’imprevedibile; dello sforzo che richiede il dirigere le cose secondo i propri piani o i propri desideri… E il gusto inconfondibile del progetto, che si scontra con la realtà; che ti affascina proprio perché comporta insistenza e decisione; che ti coinvolge al di là dei segni negativi o positivi, al di là delle coincidenze e degli ostacoli… E al di là delle sconfitte e delle delusioni; le quali anzi, proprio loro, rendono più intrigante e interessante qualsiasi “impresa”.

Nota dell’autore.                                                                                                                           Questo racconto è una sorta di fantasy filosofico, un modo di illustrare in maniera semplice il contrasto tra libero arbitrio e destino.
Ho voluto spiegare come abbandonare la strada “luminosa” del libero arbitrio ed infognarsi in stati mentali “oscuri” (che ammettono l’esistenza di un destino che guida le nostre vite) possa ridurci a condizioni mentali incontrollabili e di squilibrio .
Non si può “giocare” con queste dimensioni “esoteriche”.
Facendolo, alla fine si corre il rischio di venirne travolti e di conseguenza si possono sfiorare i confini della follia.
Il destino inesorabile esiste solo se noi decidiamo che esista, e quando lo facciamo, ci ritroviamo poi schiacciati da forze misteriose dell’inconscio che è difficilissimo controllare.
Quindi, teniamo bene le distanze da certe dimensioni.
Il libero arbitrio è stato “inventato” dal cristianesimo, che si oppose alla visione fatalistica che avevano gli antichi, e il primo input che il cristianesimo dà alla nostra possibilità di scelta è quello dell’amore, unico modus per rendere la vita piacevole e degna di essere vissuta.
Gli antichi erano ancora condizionati da una visione tragica e “tremenda” della vita e della storia, ma noi, progredendo dal cristianesimo all’illuminismo, abbiamo superato quella visione incentrata sulla violenza e sulla morte e siamo riusciti a concepire un’esistenza che fosse anche gioiosa, serena, idilliaca…
Certo, la tragedia rimane, ma è solo una delle dimensioni della vita, non l’unica e neppure la più importante.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...