LE QUATTRO FACCE DELL’AMORE

 Restando sul numero quattro, sempre simbolo di equilibrio e completezza, c’è un’altra classificazione che si può fare parlando di donne e di amori. Una teoria psicologica molto suggestiva individua infatti quattro tipi di rapporti amorosi: lo sposo-sposa; il fratello-sorella; il padre-figlia e il madre-figlio

In tutti gli amori – con varie sfumature di contorno – si instaura uno di questi tipi di rapporto. Gli amori sono sempre amori, ma cambia il tipo di incastro che unisce e lega le due persone.   


  

  

Lo sposo-sposa è il rapporto classico, quello a cui tutti pensano quando si parla d’amore. Quello dell’amore romantico e anche dell’amore assoluto e fatale. 

Ma nella vita quotidiana è più semplicemente un rapporto sentimentale controverso, fatto di momenti passionali e liti improvvise, di giuramenti d’amore e di impulsi di gelosia. I due amanti sono in continua sfida e concorrenza tra loro e la lotta è continua per definire il ruolo dominante. Gli allontanamenti e le liti fanno parte del gioco, che dovrebbe rilanciare continuamente la passione. E’ il mood insomma a cui si riferisce il famoso detto popolare “l’amore non è bello se non è litigarello”.

Ovviamente questo tipo di rapporto comporta una tensione continua che spesso può diventare stress e può spingere i due amanti ad allontanarsi o a lasciarsi. 

Il sesso e l’eros sono fatti di momenti di fuoco, in cui più che al piacere puro si mira alla fusione totale, senza attenzioni eccessive per la dolcezza o per i preliminari.

Tutti, automaticamente, soprattutto nell’adolescenza e nella giovinezza, tendono a cercare di vivere questo tipo di amore, che è quello dei romanzi, dei grandi film sentimentali e anche delle fiabe. Poi, nel corso della vita, si accorgono che ci sono altri modi di amarsi e altri modi di “incastrarsi”.

Quando questo tipo di amore diventa matrimonio, i rischi sono molti. Una volta stabilizzato, normalizzato, il rapporto perde l’alone romantico che lo circondava e questo delude i due amanti, mettendoli di fronte a qualcosa di realistico che fa crollare il pathos. Per questo spesso il rapporto non regge alle “fatiche” del matrimonio e della famiglia e termina con dolorose separazioni.   

   

Il fratello-sorella è il rapporto in cui piuttosto che la sfida e la concorrenza prevalgono la complicità e l’alleanza. E piuttosto che la passione, prevale il gioco, l’affinità. La gelosia è molto meno forte rispetto allo sposo-sposa e soprattutto non si ammanta di atteggiamenti drammatici. E’ un rapporto in cui si ragiona anche, un rapporto che si può guidare e perfezionare, senza abbandonarsi sempre e del tutto all’emotività. Per cui è meno stressante e permette ai due amanti di vivere la cosa non come centro esclusivo della loro vita, ma come base positiva per intraprendere altre attività e altre “imprese”.

Il sesso e l’eros saranno ovviamente più rilassati, ma anche più raffinati rispetto allo sposo-sposa. Gli amanti, più che abbandonarsi alla passione, si accorderanno con armonia per trarre il massimo piacere possibile dai loro amplessi.

E’ il rapporto ideale per i matrimoni lunghi e costruttivi, ma anche per amori che durano tutta la vita, magari senza concludersi nel matrimonio o nella famiglia.

Nelle coppie fratello-sorella si realizza spesso una complicità anche intellettuale, che lega ancora di più i due partner, ma impedisce loro di assumere atteggiamenti eccessivamente possessivi o irrazionali.

Questo tipo di rapporto si avvicina naturalmente alla famosa (sempre citata e sempre ritenuta impossibile) “amicizia tra uomo e donna”. L’affettività è quella che caratterizza le grandi amicizie dell’infanzia e dell’adolescenza. Sono amicizie forti, fortissime, e spesso tinte di passione, ma contemplano sempre la possibilità di “aperture” ad altre persone (spesso ai due “grandi amici” se ne possono aggiungere altri, dando luogo a terzetti o a interi gruppi).

Di solito si tende a cercare un rapporto di questo tipo dopo aver vissuto estenuanti amori passionali in cui si sono sfogate e demistificate le ataviche “voglie di passione” a cui tutti siamo spinti dai luoghi comuni dell’amore romantico.

Il padre-figlia è anch’esso un classico dell’amore, il tipo di rapporto che si instaura in genere tra un uomo più vecchio e una donna più giovane. Abbastanza usuale nelle epoche passate, oggi è meno normale, ma si verifica comunque spesso e non è troppo demonizzato dal senso comune (come succede ancora per l’opposto).

Certo, se a determinare il tipo di relazione c’è anche l’età, la cosa è più chiara e più “forte”. Ma a prescindere dall’età dei due partner, è la cifra psicologica che conta, l’atteggiamento spirituale e sentimentale. Un padre-figlia può realizzarsi anche tra due persone della stessa età, o addirittura in coppie in cui la donna è più vecchia. Quello che conta è il ruolo e la disposizione psichica che i partner assumono. Spesso un uomo può fare da padre ad una donna solo per il fatto di essere più maturo ed equilibrato, anche se l’età è la stessa o addirittura inferiore.

In questo tipo di rapporto il maschio svolge appunto un ruolo di protezione, di “porto sicuro”. La donna tende invece a impersonare un ruolo giovanile: mosso, imprevedibile, che porta vita e movimento nella coppia, ma che tendenzialmente spinge alla fuga. La donna considera appunto il partner saggio e tollerante, e quindi disposto ad accettare sia i suoi capricci che le sue eventuali fughe, fino ai tradimenti.

Il maschio d’altra parte, cosciente di rappresentare per lei la sicurezza e la stabilità, sa che la donna avrà sempre bisogno di lui e che, se si allontana, è quasi sempre per tornare. L’importante è che lui sappia aspettare in silenzio, senza assolutamente turbarsi o pretendere il ritorno immediato. Appena la “figlia” vede il “padre” reagire con distacco alla sua fuga, ha paura della sua indifferenza e, per non rischiare di perdere il “porto sicuro”, torna all’ovile.

Comunque, per il maschio “padre” (e anche padrone) la tensione e la paura dell’abbandono è sottintesa e continua, ed è questa tensione che rende per lui il rapporto molto “forte” e coinvolgente.

Questi tipi di amori possono cristallizzarsi e il bisogno reciproco può diventare patologico.

Perché possa durare a lungo i ruoli devono restare definiti, appena uno dei due partner non accetta più in pieno il suo ruolo, l’equilibrio si spezza e con esso il legame. Se il maschio ostenta volontà di possesso, o la femmina ostenta eccessiva ricerca di altri lidi, il patto si rompe e iniziano liti e drammi a non finire.

L’eros è molto forte, in quanto il “padre” tende ad adorare (e quindi a “servire”) anche eroticamente la “figlia”, per cui si darà da fare per procurarle il massimo piacere senza pretenderne troppo per sé. Viceversa la “figlia” si concederà con parsimonia come se fosse una grazia.

  Il madre-figlio naturalmente è in parte l’opposto del padre-figlia, ma solo in parte, in quanto il ruolo della madre è ben diverso da quello del padre, come il ruolo della figlia è ben diverso da quello del figlio.

La madre è ancora più comprensiva del padre, per cui nel rapporto di questo tipo sopporta con ancora più dedizione e pazienza le tendenze alla fuga del figlio. Questo tipo di rapporto ha dunque maggiori possibilità di riuscita e di durata rispetto al padre-figlia. La gelosia da parte della donna è controllata e mitigata dal senso di abnegazione e dalla maggiore sicurezza della “dipendenza” del maschio

Il madre-figlio risulta spesso più intenso e coinvolgente degli altri tipi, in quanto sfiora la dimensione psichica del famoso e classico “complesso di Edipo”, e quindi rappresenta un archetipo dell’attrazione tra i più diffusi e profondi. Soprattutto se esiste anche un certa differenza di età, il maschio trova nella partner l’incarnazione dell’idea della madre e questo può scatenare in lui un’attrazione non solo forte, ma intrattenibile e quindi ai limiti della morbosità.

L’eros dunque sarà fortissimo soprattutto per il maschio, che spesso si troverà decisamente dipendente e si abbandonerà ad una sessualità dolce e protettiva. Avendo trovato una “nuova madre”, sarà però trattenuto nello stadio infantile o adolescenziale dello sviluppo psichico, come tutti i maschi che non riescono a liberarsi dalla figura ingombrante della madre.

***

  La teoria dice anche che una persona, dopo aver vissuto uno di questi quattro tipi di legami, tende a cercarne uno degli altri tre. Questo finché alla fine, nel corso della vita, avrà provato tutte e quattro le dimensioni dell’amore.

All’inizio magari l’amante tenderà a ricercare nel nuovo amore le stesse caratteristiche del rapporto recentemente vissuto, e quindi si meraviglierà nel provare emozioni e sentimenti diversi. Se avrà vissuto uno sposo-sposa, cercherà di trovare le sue caratteristiche anche nel nuovo amore, che, essendo magari un fratello-sorella, avrà invece manifestazioni niente affatto simili. Nello stesso tempo l’amante sarà a poco a poco conquistato dalla diversità del nuovo tipo, vivendone con gusto le sfumature per lui inedite.

  Certo, molti tendono a cercare per tutta la vita rapporti dello stesso tipo, in quanto identificano l’amore col tipo di rapporto vissuto la prima volta. Se avranno avuto come primo amore uno sposo-sposa, cercheranno allora uno sposo-sposa per tutta la vita, convinti che l’amore deve avere sempre e solo quelle caratteristiche.

Vivere nel corso dell’esistenza tutti e quattro i tipi di rapporto amoroso aiuta invece a riempire lo spazio psichico presente in noi relativamente ai quattro archetipi, e quindi a raggiungere una maturità sentimentale che aiuta ad essere più completi e sereni.

 

 

 

 

 


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