ARCHETIPI FEMMINILI

 

Si possono individuare quattro archetipi femminili corrispondenti alle caratteristiche delle quattro principali  dee del pantheon greco-romano: la donna venusiana, la donna minervicala donna giunonica e la donna artemidea.   


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La donna venusiana è la donna bella e sensuale: fisico magro, ma formoso e atteggiamento sdegnoso nei confronti degli uomini. Ovviamente predilige la dimensione dell’eros, dove può esprimere al meglio le sue qualità. Scarsa autonomia, tende a farsi servire dagli uomini, che la onorano e quasi la venerano per la sua avvenenza. Può essere amata anche dalle donne, ma spesso è criticata e invidiata per le arie che si dà e per i privilegi automatici che ottiene sempre a causa della sua bellezza.

La tendenza a farsi “servire” la rende spesso fragile, soprattutto nel momento in cui invecchia ed è ossessionata dalla progressiva diminuzione del suo “carisma erotico”.

 

Esempi di questo archetipo possono essere Marylin Monroe e Brigitte Bardot negli anni sessanta; Florinda Bolkan o Ursula Andress (quest’ultima con influenze artemidee) negli anni ’70; e oggi Angelina Jolie, Monica Bellucci o Scarlett Johansson.

In Italia, più semplicemente, Belen Rodriguez e una Manuela Arcuri da giovane.

 

Nella letteratura la Jeanne Duval di Baudelaire o la Lesbia di Catullo; ma, in genere, tutte le “belle fatali presenti nella letteratura soprattutto moderna, compresa la Lolita di Nabokov.


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La donna minervica è la donna cerebrale: secca, nervosa, leggermente introversa e con una visione del mondo abbastanza sofferta. Nell’amore ricerca la sintonia mentale più che quella fisica ed ha quindi un eros abbastanza frenato, contorto, fino a sfiorare i confini della perversione. Predilige i silenzi e i non detti, anche se desidera il contatto mentale. Non per forza bella, ha il fisico esile, non formoso; attira gli uomini con il suo fascino intellettuale e con l’intelligenza; ma anche con la sua ermeticità e la sua inafferrabilità.

Di solito è più forte della venusiana, in quanto ha una sua sensualità, ma non gioca tutte le sue carte sulla bellezza. Meno adorata dalla massa degli uomini, non è spinta ad impigrirsi. Inoltre, invecchiando, non ha i problemi di autostima che assalgono la venusiana.

 

Esempi di questo archetipo possono essere Isabelle Huppert o Juliette Binoche (soprattutto nel ruolo che ricopre nel film Il danno); o, con forti influenze venusiane, anche Catherine Deneuve (quella di Belle de jour) e Fanny Ardant

In Italia, Margherita Buy o Valeria Bruni Tedeschi; ma anche (con influenze venusiane) Laura Morante o Anna Galiena. Nel cinema americano la Meryl Streep de La mia AfricaIn quello inglese Emma Thompson

Nella letteratura la Laura di Petrarca, Emma Bovary di Flaubert, ma anche la Lotte de I dolori del giovane Werther  o lErmione de La pioggia nel pineto (ovviamente con influenze venusiane).


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La donna giunonica è più facile da individuare, in quanto la sua definizione è sfociata nel linguaggio comune. Si sa già di cosa si parla. E’ il modello di bellezza in auge nel rinascimento e presente in tanti quadri di quell’epoca ma anche dei periodi successivi, quello manieristico e quello barocco. La donna in carne, “burrosa”, formosa ma non magra. Emana un eros materno ed ha quindi un grande appeal su molti uomini che, nella ricerca dell’amore,hanno in mente l’immagine della madre. Ha un eros dolce e,appunto, materno, che presuppone una certa maestria erotica che permette all’uomo di lasciarsi andare senza paura coccole tenere e gratuite.

Anche la donna giunonica, non giocando tutte le sue carte sulla bellezza, invecchia con più serenità della venusiana e fonda una sua forza sul “carisma materno”, meno intaccabile dall’invecchiamento . Anzi, molte venusiane possono riciclare la loro sensualità dalla chiave fredda e crudele di quell’archetipo a quella più morbida e soffice dell’archetipo giunonico.

 

Esempi di questa tipologia femminile possono essere la Virna Lisi e la Stefania Sandrelli in età matura; o la Sandra Milo degli anncinquanta-sessanta. Di livello più basso una Simona Izzo (la ex di Venditti ora moglie di Ricki Tognazzi) o addirittura Valeria Marini(con fortissime influenze venusiane).

Questo archetipo è meno presente nello star sistem americano,sempre teso verso il venusiano spinto. Forse la Meryl Streep invecchiata, quella degli ultimi film, può essere un esempio di viraggio dal tipo minervico al tipo giunonico.

 

Nella letteratura la madame de Berny di Balzac (trasfigurata nel personaggio della protagonista de Il giglio nella valle) o la madame De Marelle del Bel ami di Maupassant 

Poi, con influenze minervichela Carlotta de Le affinità elettive di Goethe. Infine, forse, la Didone dell’Eneide.


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La donna artemidea è una tipologia abbastanza rara, in quanto la sua personalità è segnata da forti caratteristiche maschili. Proprio questo però determina il suo fascino e il suo tipo di eros. 

E’ la donna fisicamente forte, anche muscolosa; in genere sportiva o almeno molto palestrata. Ha un fisico non necessariamente formoso, ma tonico e solido; più alta che bassa, passo sciolto e portamento altero.

Caratterialmente tende a una solitudine quasi sdegnosa, attraverso la quale manifesta sia la sua forza che la sua chiusura in se stessa (frutto a volte della rivalità con le venusiane, che sono un po’ il suo opposto archetipico)

Eroticamente è la donna che tende a dominare l’uomo con la forza del suo animo guerriero, e questo può creare una grande attrazione, al limite del desiderio di schiavizzazione. Ovviamente attirerà soprattutto uomini femminili e deboli, anche se, oggetto di notevoli perversioni, può attirare pure uomini forti alla ricerca di donne che siano alla loro altezza.

Naturalmente, per ovvi motivi, può attirare molto anche le altre donne, tanto che molte lesbiche tendono disperatamente (e spesso goffamente) ad incarnare questo archetipo.

Le atlete, con la loro bellezza efebica, o le esploratrici sono in genere l’incarnazione attuale della tipologia, che nell’antichità era delineata chiarissimamente nel personaggio dell’Amazzone. 

Invecchiando si indebolisce meno delle altre tipologie. Prima di tutto perché avendo un corpo forte e curato, mantiene una notevole energia fisica; e poi perché, non temendo ma anzi prediligendo la solitudine, non soffre troppo dello snobbamento a cui sono soggette le donne nella fase decadente delle loro vite.

 

Esempi di questo archetipo possono essere la Sigourney Weaver di Una donna in carriera o anche la Meryl Streep de Il diavolo veste Prada (con influenze venusiane). Poi, tipicissima, Grace Jones, icona very hard degli anni ‘80Ma anche tutte le numerosissime donne guerriere presenti oggi in moltissimi film americani o addirittura nei videogiochi. Infine, forse, anche una Naomi Campbell (ovviamente con forti influenze venusiane).

La donna tedesca e del nord Europa si avvicina in genere a questo archetipo, penso a Marlene Dietrich o, con forti influssi venusiani,a Claudia Schiffer.

 

  Nella letteratura ovviamente la Clorinda del Tasso o la Cibele del carme 63 di Catullo… Ma anche la Circe dell’OdisseaPoi naturalmente le Valchirie di Wagner e la Venere in pelliccia di Von Masoch.

Questa tipologia è meno presente nella letteratura in quanto lontanissima dal modello decantanto in mille occasioni dai poeti stilnovisti in seguito da quelli romantici, e diventato dunque uno dei modelli classici della donna in letteratura.

In questo modello di donna si mischiavano in modo confuso gli archetipi della venusiana, della minervica e della giunonica, ma era decisamente assente quello dell’artemidea.

 

 

 

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